alchimia e crescita personale

parliamo piano, piano di alchimia

L’alchimia è stata un’antica “scienza” che ha combinato elementi di chimica, metallurgia, medicina, filosofia e misticismo, basandosi su due obiettivi principali: la trasmutazione dei metalli vili in oro (obiettivo materiale) e il perfezionamento spirituale dell’alchimista (obiettivo interiore).

1. Le Origini (Età Ellenistica, I-IV secolo d.C.)

  • Nascita: Le radici dell’alchimia risalgono all’Egitto ellenistico (ad Alessandria), dove le tecniche metallurgiche egizie si fusero con la filosofia greca.
  • Ermetismo: Gran parte di questa tradizione è legata agli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto (da cui il termine “ermetico”) che significava tre volte eccelso perché massimo conoscitore dell’alchimia, magia e astronomia (che ai suoi tempi era più astrologia)

2. L’Alchimia Islamica (VIII-XIII secolo)

  • Conservazione e Sviluppo: Dopo il declino in Occidente, l’alchimia fiorì nel mondo islamico, che conservò e sviluppò i testi greci.
  • Contributi: Studiosi come Jābir ibn Ḥayyān (Geber) analizzarono gli elementi, ipotizzando che tutti i metalli fossero composti da Mercurio e Zolfo (teoria che dominò per secoli) e inventarono nuove apparecchiature chimiche e sostanze (come l’acqua regia1).

3. Il Medioevo Occidentale (XII-XV secolo)

  • Riscoperta: L’alchimia fu reintrodotta in Europa attraverso la traduzione dei testi arabi, diventando parte del sapere accademico.
  • Obiettivo Medico: Oltre alla trasmutazione, nel Trecento si rafforzò la ricerca di una medicina universale o elisir di lunga vita, capace di curare ogni male e prolungare l’esistenza.

4. Il Rinascimento e l’Età Moderna (XVI-XVII secolo)

  • Paracelso e Iatrochimica: Il medico e alchimista Paracelso (1493-1541) rivoluzionò l’alchimia, spostando l’attenzione dalla ricerca dell’oro alla preparazione di medicine chimiche. Egli aggiunse il Sale a Mercurio e Zolfo per formare la “Trinità” dei principi alchemici, dando vita alla Iatrochimica (chimica medica).
  • Ricerca della Pietra Filosofale: Rimase centrale la ricerca della Pietra Filosofale, vista come catalizzatore per la trasmutazione e per l’elisir.

5. La Transizione alla Chimica (XVII-XVIII secolo)

  • Declino: Nel Seicento, l’alchimia conviveva ancora con le prime fasi della Rivoluzione Scientifica (anche scienziati come Isaac Newton si interessarono a essa).
  • La Separazione: Agli inizi del Settecento, con l’affermazione del metodo scientifico e la pubblicazione di opere come The Sceptical Chymist di Robert Boyle (1661), si stabilì una distinzione netta tra le pratiche speculative e mistiche dell’alchimia e l’approccio sperimentale della chimica moderna.
  • Fine: L’alchimia cessò gradualmente di essere considerata un sapere scientifico valido, lasciando il posto alla chimica.

Nonostante la sua scomparsa come scienza, l’alchimia ha lasciato un’eredità duratura alla chimica (con strumenti e tecniche) e alla psicologia, dove figure come Carl Jung l’hanno reinterpretata come un processo simbolico di trasformazione e individuazione interiore.

Ancora oggi molti sono gli appassionati di questa antica arte della trasformazione, ma pochi sono coloro che ne conoscono i segreti. Io, sfortunatamente, non sono tra quelli! Da appassionata, però, sono volta a Praga per visitare il vicolo degli alchimisti2.


Alchimia & Self-Help: La Forzatura del Secolo

Tornando a noi (e qui scatta la domanda da un milione di dollari, o meglio, da un lingotto d’oro alchemico): cosa diavolo c’entra l’odore di zolfo e la ricerca della Pietra Filosofale con questo blog, che è fondamentalmente un tempio/non tempio della Crescita Personale?

Ebbene, la risposta è semplice: c’entra perché l’ho deciso io!

Da appassionata di pentoloni fumanti e di Ermete Trismegisto, mi sono ispirata a Jung e ho preso i sacri principi della trasmutazione alchemica (cioè, trasformare il piombo in oro, che diciamocelo, è il sogno di ogni finanziere e comune cittadino) e li ho applicati, con un atto di fede misticheggiante, alla Crescita Personale.

Dopotutto, la crescita non è forse un percorso di trasformazione?

  • Si parte Piombo (magari un po’ grezzo, pesante e lamentoso).
  • Si intraprende il Magnus Opus della vita (il cammino di crescita).
  • E alla fine del processo, si spera, ci si ritrova Oro: trasformati, scintillanti, pronti per la prossima trasformazione!

Perché, diciamocelo, l’evoluzione è come una maratona infinita con cambi d’abito. Auspicabilmente e presumibilmente, continueremo a evolverci fin quando vorremo o ne avremo voglia!

Quindi, bando alle ciance: voi siete qui, dove il vostro subconscio è il nuovo alambicco e la consapevolezza è la Pietra Filosofale!


Partenza Zero: Quando Siamo Piombo (E Non Lo Sappiamo)

E allora, mettiamo in chiaro il nostro punto di partenza per questo mirabolante viaggio della consapevolezza. Diciamo che all’inizio, quando finalmente decidiamo di “iniziare il percorso” (di solito dopo aver sbattuto la testa contro lo stesso muro per la ventesima volta), parte la narrazione: l’epica del nostro viaggio dentro noi stessi!

Il punto di start coincide con quello che gli alchimisti chiamavano il Grezzo Alchemico.

Tradotto per noi comuni mortali: è quella fase in cui la nostra esistenza è… beh, grezza. Siamo come un blocco di metallo non raffinato, un po’ rozzo, che vive una vita non consapevole.

Immaginatevi: siamo lì, al volante della nostra vita, con una benda sugli occhi e le istruzioni in una lingua morta. È ovvio che l’esistenza, in questo stato, difficilmente andrà nella direzione che avevamo sperato (tipo vincere la lotteria o smettere di procrastinare).

Il motivo è tragicamente semplice e comico allo stesso tempo:

Se non siamo consapevoli dei nostri meccanismi (i nostri bottoni segreti, le nostre reazioni esagerate, i nostri schemi auto-sabotanti), come diavolo pensiamo di gestirli? Non si gestisce ciò che non si conosce, ed è per questo che la vita continua a darci pugni dove fa più male, finché non decidiamo di togliere la benda.

In pratica, il Grezzo Alchemico è lo stato in cui aspettiamo che la vita prenda la piega che vogliamo, ma senza aver prima chiesto alla vita se ne ha voglia. Ma niente paura, da qui si comincia a distillare l’oro!


il momento della crisi – dissoluzione alchemica


Ad un certo punto della nostra vita, spesso stupenda ma inconsapevole, accade qualcosa. Un crack, una frattura, un punto di non ritorno. Quel qualcosa avvia una crisi.

Le crisi non sono di certo esperienze che cerchiamo o che troviamo piacevoli. Tuttavia, ci accorgeremo col tempo che la crisi è, in realtà, l’elemento chiave e il motore d’avvio del processo di trasformazione.

E sebbene non sia opportuno qui dire che “dobbiamo ringraziare per il dolore e per la crisi”—perché anche no—bisogna ammettere che la crisi è ciò che, avviando la trasformazione, ci conduce ad un nuovo livello esistenziale tale da non farci rimpiangere la vita precedente.

Gli alchemici chiamano questo momento nigredo, la fase in cui la materia iniziale comincia a scomporsi per dar vita a una nuova forma di materia.

il lavoro interiore


Ed eccoci qua. Dopo aver diligentemente evitato ogni forma di autoanalisi per anni, arriva puntuale come la bolletta del gas: La Crisi. Siamo stupiti, certo. ‘Ma perché proprio a me? E soprattutto, cosa ho fatto di male?‘ (Spoiler: nulla, è un requisito standard per l’esistenza).

Parte subito il ‘Corredo Standard della Crisi’: pianti disperati, lamenti cosmici, e il classico ‘Non capisco più nemmeno come mi chiamo!’. Tutta questa messa in scena colpisce in genere chi era convinto di aver raggiunto l’illuminazione suprema, ovvero pensava di essere felice e di non avere proprio nulla con cui confrontarsi a livello interiore. E invece… PAM! All’improvviso arriva lei a dirti: ‘Ciao, sono il tuo personal trainer emotivo, e ora iniziamo l’allenamento! Sei pronto? E tu rispondi di no, ma lei ti aspetta già in palestra.

Quindi, smaltita la prima ora di first reaction: shock! si inizia ad agire. Si cerca un piano B, una soluzione, una gestione, qualcosa che possa tirarci fuori da quella ‘piccola anticamera d’inferno’ che è il bagno dopo aver visto il tuo riflesso.

Piano piano, pazientemente, i pezzi di questo puzzle che non ha istruzioni iniziano a diventare stranamente familiari. La crisi si trasforma in uno stato mentale ed emotivo a cui, in fondo, ci si abitua. Ma ricorda bene: è una coinquilina fastidiosa, non la padrona di casa. Ci si abitua, sì, ma mai, e dico MAI, ci si deve arrendere a lei… arriva in nostro soccorso e come un paramedico, dopo l’assistenza, deve sloggiare.

l’albedo in alchimia è la fase del lavaggio, della rimozione delle scorie. E noi, da bravi alchimisti in movimento laviamo e purifichiamo e rimuoviamo e… insomma, proseguiamo questo cammino.

Qualcuno, con una sfacciataggine che rasenta l’illuminazione, ebbe il coraggio di affermare: “Chiedi e ti sarà dato.”

Ora, a giudicare dallo stato attuale delle cose (ovvero, la nostra eccellente trasformazione in uno straccio di lusso per la pulizia dei pavimenti), potremmo giurare di non aver mai compilato nessun modulo di richiesta per questo specifico dono.

Tuttavia…

Se andiamo a spulciare nei recessi più oscuri del nostro subconscio, è probabile che lì, in un angolino polveroso, si trovi la nostra vera richiesta, urlata non con un timido sussurro, ma con una font in CARATTERI CUBITALI, tipo insegna al neon che si vede da Marte. Una richiesta che diceva chiaramente: “Sì, per favore, più stress, meno sonno, e tanto tanto spirito di abnegazione (alias: trasformami in un mocio)!

Complimenti al nostro inconscio: ha avuto ciò che voleva! E noi, beh, ora siamo impeccabilmente lucidi… i pavimenti, intendo.

finalmente un po’ di giallo oro

E niente, la crisi è ufficialmente iniziata. Sembrava la fine del mondo (o almeno, la fine del nostro piano quinquennale per il divano), ma il tempo è passato, e noi, da perfetti invertebrati, piano piano ci siamo rialzati.

Abbiamo organizzato il tutto in uno “Splendido Percorso”, che suona molto meglio di “inciampare nel buio e farsi male ai piedi”. Insomma, tutto prosegue, tutto va, e soprattutto tutto cambia – perché se qualcosa rimanesse uguale, vorrebbe dire che non abbiamo imparato nulla e non è ammissibile sprecare così tanto drama! Noi già non siamo più gli stessi di quando la crisi ci ha colpito in pieno volto come un masso tirato da un bambino a una finestra – la finestra siamo noi.

Finalmente si entra nella fase in cui si inizia una… una comprensione profonda di noi stessi (che paura!), della realtà circostante, dei nostri meccanismi contorti e di come l’esterno ci condiziona. Insomma, un vero e proprio manuale d’istruzioni interiore.

Ah, sì. Inizia una timida forma di consapevolezza – quel momento in cui ti rendi conto che forse il problema non erano solo gli altri. E, udite udite, questa fase, per gli amici alchimisti, è l’Albedo!

Sì, l’Albedo. Ovvero, quando la nostra materia interiore, dopo essere stata nera e caotica, si purifica e inizia a diventare Timidamente Gialla! Non siamo ancora oro puro, ma almeno non siamo più carbone.

Evvai! Stiamo marciando verso l’oro, armati di nuove consapevolezze e un bel po’ di stanchezza!

bello vivere in coerenza col nostro sé, ma…

E insomma, le fasi continuano, noi ci avviciniamo sempre di più a quell’Oro che, ammettiamolo, speravamo fosse meno faticoso da raggiungere. Finalmente, eccoci nella fase in cui l’Alchimia fa sul serio: l’inizio della vera e propria consapevolezza del proprio Sé!

Non solo diventiamo consapevoli del nostro Sé (che già è abbastanza imbarazzante, diciamocelo), ma ora dobbiamo pure iniziare a vivere in modo COERENTE con esso! Si passa alla fase successiva: seguire la nostra… “missione animica”. Che bello! Suona come un abbonamento a vita a un club esclusivo dove il motto è: “Sii te stesso, e che gli altri si arrangino.”

Piccolo Avviso di Sicurezza: Però, attenzione. Questo momento, sebbene suoni meraviglioso e degno di una cartolina motivazionale, richiede di essere pronti. Perché qui, amici, avviene il vero, autentico e totale SCONVOLGIMENTO DELL’ESISTENZA.

Se fino a ieri vivevamo in modo non coerente col nostro vero Sé, ma eravamo ap-pa-ga-ti (o almeno, gli influencer e le richieste sociali erano contenti), ora è finita la pacchia!

Vivere seguendo il nostro Sé è bellissimo, ma è l’equivalente esistenziale di remare controcorrente con un ombrello come pagaia. Comporta il delizioso compito di dover:

  1. Mandare a quel paese gli stereotipi sociali di vita.
  2. Abbandonare qualcosa (o qualcuno): un hobby, un paio di scarpe, quel “pezzo di stile di vita” che non ci stava più.

Insomma, è la fase bellissima e terribile dove ti trasformi in una fenice, ma prima devi prendere fuoco!

In Alchimia, questa fase è la Rubedo, o la fase “al Rosso”. Simboleggia il matrimonio degli opposti e la fusione finale. In pratica: sei diventato oro, ma hai pagato il conto salatissimo delle pulizie di primavera del tuo karma. Ne è valsa la pena? Lo scopriremo nelle prossime, dolorose puntate!

oro

Ed eccoci, signori! Trombette e coriandoli! Siamo ufficialmente arrivati alla fine della trasformazione! Siamo ORO! Siamo sul podio, medaglia d’oro al collo per la categoria “Sopravvivenza Psichica Estrema”! CE L’ABBIAMO FATTA! Evviva!

Ora, la domanda sorge spontanea: Tutto finito?

Ma certo che no! Non scherziamo. Se crediamo che l’Oro alchemico significhi che ora siamo ricchi, belli, famosi e perennemente in vacanza, beh, temo che la nostra interpretazione della Pietra Filosofale sia leggermente sballata.

(Piccola nota: non sono un’Alchimista certificata, ma ho una laurea honoris causa in Stress Alchemico).

Io ho sempre visto la Pietra Filosofale, e il raggiungimento dello “Stato Oro”, non come la trasformazione del piombo in un lingotto da mettere in banca, ma come l’arrivo a uno Stato Mentale ed Emotivo in Perfetto Equilibrio. Tipo una bilancia che non oscilla, o un gatto che dorme sereno.

Questo equilibrio è il nostro premio. Ma indovinate un po’? È solo la ricarica necessaria! Dopo un indeterminato periodo di riposo (che si spera sia più lungo di un fine settimana), l’equilibrio è il trampolino di lancio per iniziare un altro percorso di trasformazione. Certo, sempre a livelli superiori! Perché siamo ambiziosi e masochisti, in fondo.

La buona notizia è che, come in un videogame ben congegnato, ogni livello raggiunto ci dà Nuovi Strumenti Magici! Siamo più forti, più saggi, più consapevoli. E questo significa che ogni nuovo e inevitabile percorso di trasformazione che inizieremo sarà sempre meno traumatico!

…O almeno, avremo strumenti migliori per gestire il trauma. Diciamo che la prossima volta, invece di prendere fuoco, faremo una sauna controllata.

Questo articolo finisce qui! Ma non il nostro viaggio. Vi aspetto nei commenti. Alla prossima miei cari alchimisti in movimento




Quando l’oro parla, l’eloquenza è senza forza.”
Erasmo da Rotterdam

il blog dei cercatori di oro – crescita personale e collettiva

  1. L’acqua regia, o “aqua regis” (acqua del re) in latino, è una delle sostanze più affascinanti e potenti tramandate dall’alchimia, anche se in realtà è una sostanza chimica tuttora usata. Il nome altisonante, “acqua regia”, le fu dato perché era l’unica sostanza conosciuta capace di sciogliere l’oro (“il re dei metalli”) e il platino. Immagina la meraviglia e l’importanza di una simile capacità per gli alchimisti!
    L’Uso in Alchimia
    Per gli alchimisti, l’acqua regia rappresentava un agente di trasformazione e purificazione supremo. Era vista come la chiave per svelare la vera natura dell’oro, riportandolo al suo stato liquido originale. Anche se gli alchimisti cercavano di creare l’oro, l’acqua regia era in grado di distruggerlo (o meglio, scioglierlo), un paradosso che la rendeva un elemento cruciale nei loro esperimenti per capire la materia. ↩︎
  2. Il Vicolo d’Oro nasce nel 1597 all’interno del Castello di Praga. L’imperatore Rodolfo II fece costruire queste piccole e colorate casette per ospitare le guardie del castello, che vivevano lì con le loro famiglie.
    L’imperatore Rodolfo II era un grande appassionato di magia, astronomia e soprattutto alchimia. Sognava di trovare la “Pietra Filosofale” (per diventare immortale) e la formula per trasformare i metalli in oro. Si diffuse la voce che l’Imperatore avesse ospitato i suoi alchimisti proprio in queste casette strette e nascoste, in modo che potessero lavorare in segreto.
    In realtà, gli storici dicono che gli alchimisti vivevano in un’altra zona di Praga. Però, è vero che il vicolo venne abitato per un periodo anche da orafi (che lavoravano l’oro), ed è da loro che probabilmente deriva il nome “Vicolo d’Oro”.
    Con il passare dei secoli, il vicolo divenne un luogo popolare per artigiani, artisti e persone povere.
    L’abitante più famoso fu lo scrittore Franz Kafka, che visse nella casetta azzurra al numero 22 per un breve periodo tra il 1916 e il 1917, scrivendo alcuni dei suoi racconti. ↩︎

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