Introspezione: La Cura Miracolosa (o Forse No) per la Salute Mentale
Amati lettori, sappiate che se state cercando una diagnosi qui, non la troverete. Qui si parla di come svegliarsi alle 5 del mattino, non di come risolvere problemi esistenziali. Per la salute mentale, rivolgetevi a chi ha la laurea e non solo la connessione Wi-Fi
Come ogni persona seria e razionale che si rispetti (e che non è ancora stata risucchiata del tutto dal vortice delle emozioni), la mia abitudine è iniziare dalle definizioni. Sì, perché prima di piombare nel baratro della spiritualità e del sentimento, dobbiamo assolutamente partire dalla sterile, asettica e rassicuranteetimologia. Almeno io! Voi come iniziate?
Solo se mastichi il latino, infatti, puoi davvero connetterti all’argomento a livello spirituale. Altrimenti, sei solo un principiante e modestamente, io lo sono… principiante!
Quindi, bando alle ciance e partiamo da questo parolone, Introspezione:
Intro: all’interno. (Banalissimo, ma fa curriculum.)
Spicere: guardare – osservare – esaminare.
Capito? Non è un semplice darsi un’occhiata veloce tra un aperitivo e l’altro. No, no. Stiamo parlando di una roba serissima: guardare con l’intento di osservare bene al fine di esaminare… una specie di ispezione sanitaria del tuo io interiore.
il grande fratello interiore: lo show che non tutti sono disposti a vedere
Il bello di questa “attività” (perché non dobbiamo chiamarla lavoro, eh! Sia mai che suoni faticoso!) è che puoi farla come ti pare, quando ti pare. Insomma, è l’unica cosa che non ha scadenze. Serve a portarci lontano dalla realtà per un po’ e a farci una gita nel nostro fantastico mondo di dentro.
Bello, no?
Sì, finché non pensi: E se quello che c’è dentro fosse brutto? E se fosse tipo… un magazzino abbandonato pieno di cose imbarazzanti? Personalmente, ho sempre superato questa paura perché sapevo che la terapia vera era con la psicologa, qualsiasi cosa mi avesse spaventata, ne avrei parlato con lei. Insomma, avevo il mio bel paracadute. Molte, però, sono state le volte in cui ho pensato di abbandonare e il lavoro di riflessione mi serviva anche e soprattutto per non mollare la terapia.
La scelta più saggia sarebbe fare finta di niente, tappare le orecchie e dire: “Non è affar mio!”. Peccato che l’ego del nostro mondo interiore sia un vero divo: se non gli dai attenzione, lui farà di tutto per ottenerla.
Se qualcosa “bolle in pentola”, quel coperchio salta. E non c’è niente di peggio di un danno da “ustione emotiva” di secondo grado! Quindi, meglio armarsi e ideare una forma di introspezione graduale, gentile, armonizzata, in sicurezza.
✨ Disclaimer (La parte noiosa, ma fondamentale): La cosa migliore è sempre e comunque la terapia professionale. Dopo anni di svuota-il-sacco dal professionista, e ora che siamo rimasti solo a una “chiacchierata amichevole” ogni tanto, io affianco la mia mini-indagine personale. Non posso mica disturbare la psico-amica ogni volta che mi viene in mente un perché, un per come o un per quando la mia coscienza si affaccia in superficie per dire “Ciao, sono qui!”.
Diciamo che è un Diario Personale (Versione PRO). Non una cura, ma un integratore per la mente.
L’Obiettivo: Ritrovare la Nostra “Autenticità Perduta”
Per una come me che ha perso la strada della propria autenticità subito dopo aver imparato ad allacciarsi le scarpe (sì, era così difficile essere veri!), l’introspezione è la mappa del tesoro. Averla persa è stato un dramma, perché il fisico ne risente, e inizia a battere cassa (e visto il costo delle cure oggi, batte cassa nel senso letterale del termine).
L’obiettivo finale è capire come funzioniamo. Non come esseri umani in generale (a quello ci pensano i filosofi stanchi), ma come noi singoli, speciali, irripetibili individui. Ognuno ha i suoi meccanismi unici, contornati da “elementi propri solo a noi” (tipo la fissa per i calzini spaiati o l’allergia al lunedì mattina).
Quindi, via di indagine per capire quali sono i meccanismi che guidano le nostre emozioni, pensieri, azioni, paure, gioie e, non dimentichiamolo, ricchi premi e cotillons!
Insomma, è una specie di “pratica spirituale” che ci porta a prendere consapevolezza del sé, degli altri e della realtà circostante. E con questo, da Radio Meditazione, è tutto! Ahahahah, dai, ci siamo capiti! È una buona abitudine che dovrebbe essere insegnata pure ai bambini… ma solo al momento giusto, sia chiaro.
A Cosa Serve la Consapevolezza (Ossia, La Parola Che Trovi Su Ogni Angolo del Web)
Dobbiamo diventare consapevoli, è l’ordine che questo secolo ci imparisce non appensa usciamo dall’adoelscenza. Cos’è questa benedetta consapevolezza di cui tutti parlano, e a che serve?
Affidiamoci di nuovo al superpotere dell’etimologia: “Cum” (insieme) e “Sapere” (conoscere). Sapere Insieme. Insieme a chi? A nessuno!
In pratica, significa stare al mondo “con cognizione”. Avere una profonda comprensione di noi e degli altri. Se ci conosciamo, possiamo gestirci. Possiamo sfruttare i nostri punti forti (tipo l’abilità di procrastinare con arte), fortificare quelli deboli (tipo… l’abilità di non procrastinare), valorizzare certi aspetti… insomma, creare una versione di noi stessi che sia davvero a nostra immagine e somiglianza. Praticamente, un upgrade.
La consapevolezza, a mio parere, è come un organismo vivente che si evolve con noi. Più raggiungiamo livelli superiore di crescita personale (Versione PRO, ovviamente), più questo strumento diventa raffinato.
Chiamata alle Armi (o, Meglio, all’Introspezione Collettiva)
Fatta questa doverosa introduzione auto-celebrativa, il mio bisogno di condividere questo percorso online nasce da una profonda convinzione: la visione della vita che manca a me, sono sicura di trovarla in qualcuno di voi. E poi, magari, io posso dare una visione utile a qualcun altro.
È una catena di Sant’Antonio del pensiero!
Quindi, cari lettori “portatori sani di punti di vista”, vi aspetto numerosi. Venite a illuminarmi con le vostre verità! O, almeno, lasciate un commento, un ciao, un namastè!
“La tua visione diventerà chiara solo quando avrai imparato a guardare nel tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna; chi guarda dentro, si sveglia” (Carl Gustav Jung)
il blog dei cercatori di oro – crescita personale e collettiva
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